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intervista

'Pensieri Stonati': Mariarosaria Russo, Oltre la candidata a sindaco... di Lina Maiolo

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L'autrice gioiese percorre un viaggio che passa attraverso i ricordi, le passioni, e soprattutto i sogni dei candidati a sindaco della città di Gioia Tauro.

Episodio II Mariarosaria Russo

Chi è Maria Rosaria Russo in cinque aggettivi?
Mariarosaria Russo è: Altruista, Determinata, Ostinata, Vulcanica, Indipendente.

Quali sono i suoi hobby?
Noi tutti esseri umani abbiamo certamente bisogno di distrazioni, di hobby, di divertissement ovvero di diversione o divertimento. Si tratta di un concetto tutt’altro che frivolo, in quanto lo stesso Blaise Pascal parla proprio del divertissement come di un traghettamento dai problemi esistenziali a una via di fuga, un abbandonarsi, una ricerca spasmodica di un’oasi di pace interiore, benessere e felicità. Molto spesso, mi ritrovo a scandire la mia vita da un rapido alternarsi tra divertissement e lavoro, passione e impegno, distrazione e consapevolezza. I miei hobby sono tanti quanti i miei interessi che si dividono tra il mondo della scuola, la famiglia, il mio impegno sociale e civico. Ad esempio, amo la musica, la poesia, l’arte, la letteratura, amo immergermi nella natura e fare lunghe passeggiate attendendo l’alba o il tramonto o entrambi. Amo la cucina e adoro immergermi nei sapori e negli aromi che risvegliano i sensi e la memoria che solo certi cibi sanno evocare.

Quando era piccola cosa sarebbe voluta diventare da grande? Avrebbe mai pensato un giorno di candidarsi a sindaco?
Da piccola, ho avuto la fortuna di essere circondata da esempi di vita intellettualmente elevati: dalle zie insegnanti, alla mamma che amava leggere e cantare, dal papà saggio e intraprendente, agli amici di famiglia che sedevano a una tavola bandita di cultura, dialogo e confronto. Li osservavo con un occhio critico e attento, complice e, allo stesso tempo, avido di poter attingere qua e là qualche concetto empiricamente interessante o qualche spunto di riflessione che avrebbe dato forma ai contenuti ancora sparsi e indefiniti del mio pensiero di bambina. Più crescevo e più mi saziavo dell’essenza della vita, discernendo la seduzione della vacuità dall’attrazione catartica e liberatoria della pienezza del fare, in netto contrasto con il concetto oraziano di veternus, oscillante tra accidia e noia, che mai mi è appartenuto. Ed ecco perché, da piccola ero già grande: quando pensavo di voler fare qualcosa, si apriva improvvisamente dinanzi ai miei occhi un albero immaginario con un groviglio di rami che si contorcevano in un’infinita possibilità di scelte. Un giorno mi vedevo giudice, un altro giorno mi vedevo medico, poi architetto, ma i versi dei miei autori latini e greci mi catturavano come il canto delle Sirene dell’Odissea e, in un batter d’ali, mi sono ritrovata tra i miei studenti e poi tra i miei compagni di viaggio, i docenti che da anni fanno parte del mio dream team che ha contribuito a formare le coscienze e a delineare nei giovani studenti la consapevolezza che si è “liberi di scegliere” da che parte stare, inseguendo non sogni fatui ma realtà concrete. Oggi, alla luce di quel che sono, di quello che ho dato e ho ricevuto, posso affermare che in nuce, tra i tanti pensieri della bambina che ero e tra i tanti progetti della futura donna che sarei divenuta, vi era certamente il contorno ben delineato di una persona che avrebbe voluto lasciare il segno, non solo come in-segnante, ma anche e soprattutto come cittadina attiva e impegnata politicamente, al servizio della comunità e dei giovani, per il bene comune e lo sviluppo sociale e civile.

Le piace la musica? Qual è il suo cantante preferito?
Mi alzo la mattina e canticchio un motivetto con il quale inizio ottimisticamente la giornata, accompagno i miei nipotini a scuola e insieme cantiamo allegramente la colonna sonora della nostra vita di nonna e nipoti.
L’orchestra degli studenti della mia scuola è protagonista di ogni evento significativo: coinvolge e travolge i giovani, trascinandoli dentro la perfezione delle melodie e delle note che, nell’insieme degli archi, legni, ottoni e percussioni, crea la sinfonia tra la dolcezza di violini e violoncelli, la delicatezza degli oboi e clarinetti, la dirompenza delle trombe, timpani e piatti e l’eleganza delle arpi.
Il mio cantante preferito, tutti lo sanno, è Renato Zero che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e con cui mi sono intrattenuta a parlare di musica e poesia. Le sue canzoni sono il ritratto umanizzato e la proiezione talvolta denudata di ogni individuo, con le sue fragilità e incertezze, ma sono anche un invito a prendere consapevolezza di quello che siamo stati, siamo e saremo nella universalità e poliedricità della vita.
Ovviamente, la canzone “Siamo scintille” cantata dalla voce vibrante di Eros Ramazzoti è, adesso più che mai, il brano che mi sta accompagnando in questa straordinaria avventura al servizio del bene comune, ricaricando di energia vitale e positività intellettuale la mia candidatura politica a sindaco di Gioia Tauro.
Da partenopea, amo la canzone napoletana, i grandi classici del repertorio e quando canto in napoletano, sento in me vibrare le corde che mi legano alla Campania ma che non mi slegano dalla mia Calabria.

Cosa vuol dire essere il primo cittadino per lei?
Essere sindaco significa essere “primo cittadino”: un onore immenso e un onere pesantissimo. Essere “primo cittadino”, per me, significa assumersi non solo responsabilità all’interno della comunità in cui si opera, ma significa, prima di ogni cosa, stringere un accordo leale con l’elettorato a cui sono state fatte promesse e presentati progetti di sviluppo e crescita. Significa, ancora, essere la catena di congiunzione e di raccordo tra il governo centrale e gli elettori.
Il “primo cittadino” è al servizio della comunità che vede in questa figura un punto di riferimento, attraverso cui orientarsi e trovare la giusta via verso il benessere condiviso. La parola chiave che deve caratterizzare l’operato del “primo cittadino”, oltre a passione politica e difesa dell’istituzione democratica, deve essere la fiducia.
Il “primo cittadino”, come Don Milani ci ha insegnato, deve alzarsi ogni mattina e declinare il verbo “I Care”, ovvero, “Io ho a cuore / Mi interessa”, una frase che io amo snocciolare ogni giorno pensando ai miei impegni e alle mie promesse, alla mia famiglia e a chi condivide i miei stessi ideali e porta avanti le mie stesse idee per il bene collettivo.

Le piace lo sport? Ne pratica qualcuno?
Lo sport è la linfa vitale dei giovani che imparano il valore della perseveranza, della resilienza, che comprendono il significato dell’integrità e dell’umiltà, che si confrontano con la vittoria e la sconfitta, in un alternarsi di gioie e delusioni.
Quindi, amo lo sport e la sua filosofia che ci è stata tramandata dall’antica Grecia, e soprattutto sono certa che lo sport unisce il benessere del corpo e dell’anima. Ricordiamo quel che Giovenale scriveva e facciamone tesoro: “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”, ovvero, “Preghiamo gli dei affinché possiamo avere una mente sana in un corpo sano”.
Personalmente, mi tengo in forma lavorando con passione e con dedizione, dividendomi tra famiglia, impegni nel sociale e nelle istituzioni scolastiche, che dirigo da circa un ventennio. Purtroppo, non pratico uno sport perché non riuscirei a essere costante, ma mi piacerebbe praticare il tennis.

Qual è la nota stonata del suo carattere?
La nota stonata del mio carattere? Sono fin troppo “buonista”. Chi mi conosce sa bene che non riesco mai a negare una richiesta di aiuto o di assistenza da parte di qualcuno. La mia natura filantropica è certamente una nota in armonia con lo spartito della mia vita, ma talvolta mi ha riservato qualche delusione.

Qual è il suo luogo del cuore? (Non barare!!!)
Il mio luogo del cuore è quello in cui sono stata cresciuta: la piana di Gioia Tauro.
L’effluvio dei rami di ulivo mi inebria quando attraverso i verdeggianti pianori della mia terra. Ma non posso negare che l’altra parte di me, allegra e vitale, briosa e sorridente, deve molto alla “napolitanità” che ho eredito da parte materna e che si alterna alla tenacia e caparbietà, alla forza e determinazione che caratterizza la “calabresità” che ho ereditato da parte paterna e che è predominante nella mia genealogia ibrida ma perfettamente bilanciata.

Che ricordi ha di lei bambina?
Sono ricordi intimi e cari, come le carezze di mio padre, la dolcezza di mia madre, gli echi delle risate e delle filastrocche canticchiate dalle mie zie, i giochi in cortile con i miei cuginetti e i mie fratelli, il pane caldo e le pizze infornate a casa dei nonni, le pastiere, i babà e le sfogliatelle ricce impastate con mamma e nonna, i pranzi di Natale, la Santa Pasqua, la messa della domenica mattina, il coro della chiesa, la mia Prima Comunione, l’odore acre e solenne dei libri, la scaletta posta accanto alla libreria per consentirmi di arrivare allo scaffale posto troppo in alto, il mio primo giorno di scuola con il grembiule blu e il fiocchetto rosa, più grande della mia esile figura. Le risate, gli abbracci e qualche pianto, ma tanto, tantissimo amore.

I giovani: mille sogni e infinite mete, cosa vorrebbe dire a loro?
Ogni giorno dico ai giovani di inseguire i loro sogni e di allontanarsi dai loschi tranelli nascosti in fondo ai vicoli ciechi della nostra società che, se da un lato offre un ventaglio di opportunità di crescita e sviluppo, dall’altro potrebbe trascinare i giovani più deboli e insicuri verso un inesorabile baratro, affabulandoli con il canto mefitico di false e spietate sirene. Dico ai giovani di percorrere le vie della legalità, di studiare, di credere nei valori della famiglia, della vera amicizia, della fratellanza, della pace e della solidarietà. Dico loro di leggere, di scegliere di essere liberi e non schiavi di malvagi retaggi che di culturale non hanno nulla, di credere fermamente nelle loro potenzialità e di costruire giorno dopo giorno il loro avvenire, fondato sui valori costituzionali che hanno dato un volto all’Italia democratica e libera che ci consente di godere, ancora oggi, dei valori umani fondamentali costruiti sull’ideale supremo della libertà.

Di che colore vorrebbe colorare questa pagina della sua vita? E perché.
Il compianto Pino Daniele cantava:
Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de' criature
Che saglie chianu chianu
E tu sai ca' nun si sulo
Pino Daniele ci ricordava che i colori sono un caldo abbraccio che unisce tutti e non ci fa sentire soli e tristi. Amo i colori dissonanti come voci di creature della mia Napoli, ma amo i colori pastello dell’arcobaleno: sono meravigliosi accostati così come appaiono, uno accanto all’altro, rosso, la tinta della passione politica e civile, arancione e giallo, simbolo di luce e trasparenza, verde e blu, trasfigurazione di benessere ed equilibrio sconfinato, indaco e violetto, allegorie della perseveranza e della lotta oltre ogni ostacolo. Sono colori che invitano a trasformare ogni singolarità in una meravigliosa unicità, dove ciascuno possa essere sé stesso nella complessità dell’universo.

Se dico… Gioia Tauro?
Se dico Gioia Tauro, dico anche forza, resilienza, giustizia, progresso, sviluppo, industria, infrastrutture, sostenibilità, legalità, equità, ecologia, mare, sole, energia, gente, persone, anziani, bambini, donne, lavoratori, spazi, scuole, università, cultura, condivisione, solidarietà, credo religioso, integrazione, tolleranza, ma soprattutto dico: svolta e cambiamento.
Se dico Gioia Tauro, intravedo una “Ginestra” in mezzo a un deserto, rigogliosa e viva, che colora l’aridità di chi non comprende quanto sarebbe immenso e straordinario vederla rifiorire su ogni davanzale della bella città di Gioia Tauro, espandendo i suoi effluvi in ogni dove, restituendo dignità e bellezza a ciascuno.
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De’ tuoi steli abbellir l’erme contrade
Che cingon la cittade

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Questa è un'intervista pubblicata il 17-05-2024 alle 23:59 sul giornale del 19 maggio 2024 - 2128 letture






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