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"Contro Storia dell'Arte Contemporanea", recensione dell'opera di Xante Battaglia a cura di Olga Matsyna

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di Olga Matsyna


Nel suo audace libro, impreziosito da una prefazione di Vittorio Sgarbi, Xante Battaglia, artista internazionale le cui opere sono state esposte nelle gallerie più rinomate del mondo, si pone un interrogativo che presenta una vera sfida: da quando esiste la fotografia ha ancora senso la pittura? Non solo. Le opere lasciate da artisti contemporanei sono state arte necessaria oppure una semplice ed inoffensiva decorazione?

Ovviamente, è un punto di vista critico che può aprire una domanda ancora più ampia: da quando esiste, ad esempio, il cinema, ha ancora senso fare teatro? Da quando esistono i mezzi tecnici più avanzati, ha senso dedicarsi a un'arte che non presuppone l'uso di tali mezzi? Le opinioni si dividono, com'è giusto che sia. Eppure, ci sono degli elementi oggettivi su quali basa le sue argomentazioni l'Autore, e sono proprio quelli al centro del suo saggio. Tante sono le obiezioni che vengono in mente a un lettore informato sui percorsi degli artisti contemporanei. Cosa può farci decidere se un artista o l'altro è un "decoratore" o meno? Forse, Fernand Léger non avrebbe nulla da obiettare se avesse saputo di una tale definizione a lui attribuita: studiava "arti decorative" e si dedicava, oltre alla pittura, a scultura, e a ciò che oggi chiameremmo "design degli nterni" e scultura. Non avrebbe niente in contrario nemmeno Basquiat, universalmente celebre per i suoi grafiti. Ma pittori come Baseliitz?

L'obiettivo che egli si poneva, per esempio, era quello di partire da un'immagine disarmonica, ed arrivare ad armonizzarla nell'opera. Eppure, Baseliitz sarebbe, secondo Xante Battaglia, un decoratore. Un altro decoratore sarebbe, dal punto di vista dell'Autore, anche lo scultore Henry Moore. Ma nei corpi primitivi di Moore non si nascondono, forse, le radici profonde dell'opera più conosciuta dello stesso Battaglia - "La donna arcaica"? Tra i decoratori per Xante Battaglia si annoverano perfino i "mostri sacri" della pittura contemporanea quali Chagall, Dalì, Matisse, Pollock, Mondrian e De Chirico: l'Autore li considera lanciati dai "critici alla moda" e promossi dai "mercanti delinquenti". Mentre, invece, non sono, per lui, decoratori Marinetti, Duchamp, Man Ray, Moholy Nagy e tanti altri autori la cui arte rivoluzionava la realtà.

Per Xante Battaglia usare i pennelli ai tempi di oggi è un segno di una decadenza che continua: l'arte deve essere sempre al passo con la storia, non può esserne avulsa. Ciò è perfettamente in linea con la sua concezione dell'arte: "è sintesi, tra contenuto e forma, operata dall'uomo attraverso una tecnica" e deve, quindi, essere paritaria alla scienza. È un libro di denuncia di una connivenza fra certi artisti di chiara fama e critici di grido. Un vero artista, secondo il pensiero dell'Autore, "trascura il marketing per l'accanita ricerca, come lo fa lo scienziato". Ecco perché Battaglia lancia la sfida di recuperare l'arte legata alla storia sociale, l'arte rimasta all'ombra, non piegatasi al quesito di "battere cassa". Xante Battaglia ripercorre la storia dell'arte moderna e contemporanea, smascherando i suoi difetti compreso il dilettantismo. Egli accenna ai propri concetti di etica, cultura, estetica e traccia prospettive che intravede per l'arte attuale. Per lui, la finalità dell'arte non è trasfigurare la realtà, e nemmeno quello di darne un astratto surrogato. È, tutt'al più, prendere atto della realtà per affrancarsi dei valori negativi del reale.

L'Autore del libro e Artista osserva, stupito, l'avvento delle caratteristiche più salienti della nostra epoca: la fioritura del kitsch, del fantastico, del gioco. E sostiene, di conseguenza, che ciò che manca all'arte odierna sarebbe l'intelligenza, una nuova visione culturale dei valori. Al vero artista, per Xante Battaglia, non è il mercato a dettare le leggi, bensì la propria ricerca, perché è un "ruttler" ovvero il rovesciatore dell'ordine stabilito, un rivoluzionario. L'artista è contrario a una qualsiasi speculazione attorno all'arte. "Se nulla cambierà, - è convinto Xante Battaglia, - la cultura rimarrà sempre elitaria, e quindi razzista, fino a quando alla sua elaborazione e formalizzazione non potranno parteciparvi veramente tutti".

L'Autore sottolinea il principio sine qua non della condivisione e socialità dell'arte. Inoltre, egli si permette di contrastare Andy Warhol, da decenni pluriosannato. Le opere di Xante Battaglia, che osa coraggiosamente criticare i mostri sacri dell'arte contemporanea, ci avvicinano a un universo linguistico, essendo binarie (oggetti/ concetti) e sintetiche (la sintesi è concepita come un punto di arrivo, un approdo spesso inaspettato). Baselitz, Vasarely ed altri "decoratori" - artisti contemporanei - aspiravano ai tempi in cui ognuno poteva essere un artista, e le arti erano accessibili a tutti. Questi tempi sono arrivati, e non ci può, quindi, spaventare il punto di vista di Xante Battaglia che, certamente, non è contrario alla diffusione delle opere d'arte, bensì, da artista, si premura anche dei destini di artisti consigliando loro un percorso di libertà, senza assoggettarsi mai ai gusti degli spettatori.

Questo libro, pur critico com'è, è, tuttavia, un invito a investire sull'arte e sulla cultura. Oggi. In questo paese. Senza "se" e senza "ma". Perché l'arte rende. Perché la cultura può produrre anche ricchezza economica. Ma, alla fine, ricordando Duchamp che non poteva considerare un prodotto artistico un'opera d'arte se esso non faceva sorgere dubbi, arriviamo alla conclusione che, per quanti dubbi riesca a far sorgere la "Contro Storia", sarà sicuramente un'opera d'arte. A ragion veduta.



Questo è un articolo pubblicato il 02-04-2024 alle 16:45 sul giornale del 03 aprile 2024 - 164 letture






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